La sanità e Nuova Finanza

Un nuovo contributo alla discussione che porterà alle scelte di una Sanità sempre più al passo con i tempi.

In questo 2016 la nostra rivista, sensibile a tutto il mondo economico e ai riflessi diretti e indiretti sull’economia e nell’interesse generale, dedicherà una serie di iniziative sulla sanità. La nostra redazione ha già varato un “palinsesto” che prevede rubriche dedicate ai vari settori della medicina con indicazioni che abbiano come obiettivo il risparmio in questo delicato settore della vita pubblica, cercando di non far venir meno la qualità dei servizi a favore della collettività. Per questo motivo coinvolgeremo, tra gli altri, anche la società di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare ed altre eccellenze universitarie e ospedaliere.

 

 

 

Siamo sicuri che il progetto editoriale di Nuova Finanza potrà dare un nuovo contributo alla discussione che porterà alle scelte di una Sanità sempre più al passo con i tempi.

Seguiremo la ricerca e tutte le sue scoperte e seguiremo soprattutto la preparazione dei nuovi medici che dopo la specializazione avranno la possibilità, affiancati dai nostri luminari, di mettere in pratica tutto quello che hanno appreso in lunghi anni di studi.

Per quanto mi compete, come Direttore Editoriale della rivista, cercherò di andare oltre agli impegni che ci siamo prefissi.                 

Francesco Carrassi



Chenot insegna il benessere

Henri Chenot
Henri Chenot

Di Renato Pedullà

 

Henri Chenot è uno dei più grandi e famosi  nutrizionisti al mondo: da più di quarant’anni studia insieme a scienziati, medici e tecnici specialisti le dinamiche del vivere sano. Chenot, nasce in un paese di poche anime a Sarrancolin, nel dipartimento degli alti Pirenei a pochi chilometri da Lourdes, da una famiglia di immigrati provenienti dalla Spagna che, nel primo periodo del Franchismo, emigrò in Francia. Ma nella  nazionalista Francia, Henri scoprì le prime forme di razzismo: a scuola era additato come il “figlio degli spagnoli”.

Henri da allora ne ha fatta di strada, è ormai noto in tutto il mondo. Anche se rifiuta la definizione di guru della dieta “Detox”, in realtà è lui uno dei primi se non il primo ad aver fatto della detossinazione, e non solo di questa, uno dei punti cardini di un corretto stile di vita. I suoi studi costanti passano, dalla medicina orientale a quella occidentale, dalla psicologia bionergetica alla naturopatia

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La parola d’ordine di asfo sanità “L’unione fa la forza...Veramente”

Di Katrin Bove

 

Il motto di Asfo Sanità è “l’unione fa la forza……veramente!”, fedele specchio di un’associazione che riunisce imprese con problemi e interessi comuni e aspira a mettere insieme i piccoli decisi a diventare grandi. 

Asfo Sanità svolge attività sindacale e di negoziazione nei confronti di enti locali, regionali, amministrazioni pubbliche e ministeri per risolvere i problemi specifici del comparto e promuovere iniziative a sostegno dell’attività economica delle imprese rappresentate. Organizza attività di formazione e di aggiornamento, promuovendo studi di settore su temi di principale interesse per la categoria.

Garantisce assistenza tecnico-normativa alle imprese offrendo, tra gli altri, servizi di consulenza fiscale e legale. Promuove periodiche operazioni di cessione dei crediti vantati nei confronti delle Pubbliche amministrazioni clienti, o di altri debitori privati, mettendo in piedi le necessarie azioni propedeutiche legali, di factoring e assicurative, a salvaguardia degli interessi delle imprese associate.

Le periodiche cessioni collettive pro soluto del credito hanno consentito e consentono alle imprese (grazie al consistente anticipo dei tempi di pagamento rispetto a quelli transattivamente previsti) di garantirsi la liquidità necessaria al finanziamento della propria attività commerciale. 

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BOSTON SCIENTIFIC: GRANDI PASSI NELLA RICERCA BIOMEDICA

Di Katrin Bove

 

La ricerca biomedica fa passi da gigante. Anche per i pazienti con stenosi aortica grave e ritenuti a elevato rischio chirurgico, la medicina offre oggi una nuova generazione di dispositivi per la sostituzione mini-invasiva della valvola aortica per via percutanea (Tavi).

Il nuovo sistema valvolare aortico Lotus Edge™ di Boston Scientific ha appena ricevuto il marchio CE ed è stato utilizzato per la prima volta con successo agli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) Policlinico San Donato e Ospedale San Raffaele di Milano, due strutture del Gruppo ospedaliero San Donato.

 La sostituzione della valvola nativa con una artificiale, con intervento a cuore aperto e bypass cardiopolmonare è, in molti casi, l’unica soluzione possibile in presenza di stenosi aortica. Questa patologia provoca l’ispessimento e l’irrigidimento dei lembi della valvola causando il restringimento dell’apertura valvolare e la conseguente riduzione della circolazione sanguigna. La patologia, che colpisce il tre per cento dei pazienti sopra i 65 anni e il cinque per cento dei pazienti ultra 75ennni,  è determinata nella maggior parte dei casi dalla malattia calcifica degenerativa, cioè da un accumulo di calcio nei lembi valvolari. In Europa ci sono circa un milione e 200mila pazienti affetti da stenosi aortica sintomatica severa.

Molti pazienti sono però ritenuti non idonei o, comunque, a rischio elevato per essere sottoposto a intervento chirurgico. Per questa tipologia di pazienti l’unica soluzione terapeutica viene oggi dall’utilizzo di sistemi che consentono di inserire e posizionare la nuova valvola con un approccio mini-invasivo. Recenti indagini condotte in Europa hanno inoltre rilevato che circa 190mila anziani affetti da stenosi aortica grave sono “candidati” alla procedura Tavi e che, ogni anno, quasi 18mila nuovi pazienti saranno ritenuti idonei a questa procedura.

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ASL-RIETI: GLI INTERVENTI DOPO IL SISMA PICCOLI PASSI VERSO IL FUTURO

Di Laura Figorilli - Marilina Colombo - Domenica Tomassoni*

 

24 Agosto 2016 ore 3.36: un forte sisma di magnitudo 6,0 devasta l'area fra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, provocando 298 morti e numerosi feriti. Le gravi catastrofi come questa strappano drammaticamente  ad un alto  numero di persone tutto quello che hanno costruito nella loro vita: la casa, il lavoro, gli affetti. Anche l’assistenza sanitaria e sociale su cui si basa l’equilibrio, in alcuni casi fragile, della salute di persone anziane in un territorio incantevole , ma impervio, viene meno. 

 L’Agenzia regionale emergenza sanitaria ha assicurato i primi interventi sui luoghi  del  sisma: alle ore 4.16  sono arrivate le  prime ambulanze su Amatrice e Accumoli,dalle ore 5.30  alle ore 11.15  sono stati attivati 4 Presidi Medici Avanzati  (PMA) al fine di consentire la stabilizzazione clinica dei feriti e la loro  centralizzazione in elicottero presso i DEA di II livello, oppure in ambulanza verso l’Ospedale di Rieti “S. Camillo de Lellis”.

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POLICLINICO UMBERTO I DI ROMA TRAPIANTI D’ORGANO, L’ECCELLENZA

Domenico Alessio
Domenico Alessio

Di Domenico Alessio*

 

In occasione del 40esimo congresso della Società italiana trapianti d’organo, tenuto all’hotel Ergife di Roma dal 26 al 28 ottobre, è stata festeggiata anche la ricorrenza dei 50 anni dal primo trapianto d’organo in Italia avvenuto al Policlinico Umberto I.

L’evento, che ha assunto particolare importanza dal punto di vista medico-scientifico, ha ripercorso tutta l’attività trapiantologica ricordando non solo il periodo pioneristico con i primi trapianti di reni a livello nazionale effettuati dal professor Paride Stefanini nel 1966, ma ha rappresentato principalmente la realtà attuale e le prospettive future di questa straordinaria disciplina terapeutica che vede all’avanguardia, in termini di numero e di successi, la nostra grande struttura ospedaliero-universitaria romana. Il Policlinico ha registrato negli ultimi  tre anni un incremento nei trapianti di circa il 20 per cento raggiungendo il primo posto nella Regione Lazio e nel 2011 è  riferimento interregionale dell’Organizzazione Centro Sud Trapianti e “Italian Gate to Europe”, struttura di coordinamento realizzata in convenzione con il Centro nazionale dei trapianti (Cnt) per lo scambio di organi tra l’Italia e Paesi stranieri.

Alla cerimonia era presente il professor Raffaello Cortesini che nel 1982 effettuò il primo trapianto di fegato in Italia e gli  illustri chirurghi dei vari Centri trapianti a livello nazionale ed estero, nonché un numero consistente di persone trapiantate negli anni e rappresentanti delle istituzioni, delle comunità scientifiche e delle associazioni. E’ stata l’occasione propizia per fare il punto della situazione e ripartire con nuove sfide e nuovi successi.

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A ROMA DA OGGI AL 25 OTTOBRE IL XV CONGRESSO DELLA SICVE (SOCIETA’ ITALIANA DI CHIRURGIA VASCOLARE ED ENDOVASCOLARE)

Si tiene a Roma (Hotel Ergife) da oggi a martedì 25 ottobre il 15esimo congresso della Sicve, la Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare presieduta dal professor Nicola Mangialardi.

La valorizzazione della componente giovanile e di tutte le realtà, anche periferiche, della chirurgia vascolare italiana è l’obiettivo centrale dell’evento. Tra le novità di quest’anno si segnala la Top Ten Abstract Session, un concorso tra abstract provenienti da dieci centri diversi: i primi tre classificati, scelti mediante votazione in aula, saranno premiati insieme ai tre poster più votati.

La Sicve punta a produrre linee guida che vengano validate a livello ministeriale e parallelamente ad ampliare la rete formativa degli specializzandi attraverso l'accreditamento ministeriale degli ospedali presenti sul territorio per quanto concerne l'insegnamento. 

Rispetto alle precedenti edizioni sarà dedicato ancora maggiore interesse ai costi delle innovazioni. La chirurgia vascolare ed endovascolare è una delle discipline mediche che gode di più dei frutti dell’innovazione, non solo per quanto riguarda le tecniche ma anche per i dispositivi. Ma i dispositivi talvolta costano tanto: un fattore, il costo, che in tempi di tagli alla spesa assume un rilievo tutt’altro che secondario. E’ prevista una tavola rotonda, con esperti, anche stranieri, che condivideranno le loro opinioni sulla razionalizzazione della spesa e sulla spending review. Un capitolo a parte è destinato all’analisi del rapporto costo/beneficio delle innovazioni: è il caso della riduzione della degenza ospedaliera resa possibile dai nuovi dispostivi.

 

Proseguirà la collaborazione con medici italiani di altre specialità (anestesisti, neurologi, nefrologi, chirurghi generali, diabetologi, cardiologi e cardiochirurghi) e con Società straniere di chirurgia vascolare con le quali sono state organizzate sessioni congiunte. Frutto dell'esperienza e della collaborazione di numerosi esperti in chirurgia vascolare, italiani e stranieri, è il testo“Advanced Endovasculare Procedures For Complex Aortic Diseases” che verrà distribuito nella sede congressuale.  

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PARLA IL PRESIDENTE SICVE: LA QUALITA’ CONTRO I TAGLI

I tagli alla spesa pubblica hanno inciso sulla qualità dell’offerta sanitaria nel settore della chirurgia vascolare?

Innovazione e continuo aggiornamento sono il mantra della chirurgia vascolare. In tutte le discipline mediche ed in particolare nella nostra, ogni giorno la ricerca partorisce un nuovo dispositivo che permette la riduzione dell’impatto fisico dell’intervento sul paziente, la cosiddetta “invasività”. Le nuove tecnologie hanno spesso costi elevati. E’ nostra missione e cura difendere la salute dei malati ed offrire la migliore strategia terapeutica a tutti: come sancito da una recente sentenza della corte di cassazione a sezioni riunite, è punibile quel medico che non abbia destinato la migliore opzione terapeutica disponibile al paziente. 

In un momento di tagli alla spesa pubblica è ovviamente difficile tenere l’equilibrio tra queste due forze contrarie, se così possiamo definirle. Ed in effetti questo è un argomento più che attuale: lo scorso marzo la Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare ha organizzato a Matera un Congresso nel quale i chirurghi vascolari italiani e stranieri si sono confrontati su questo tema. Ne è emerso che la chirurgia vascolare italiana nonostante il difficile momento economico con rimborsi DRG inadeguati ai costi delle nuove tecnologie riesce a garantire ottimi risultati. La Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare ha aderito, con altre Società scientifiche, ad un’iniziativa chiamata Officina Sanità Italia proposta dal Presidente nazionale di Medtronic, nella quale vari attori, tra stake holders , istituzioni ministeriali, le Università ed associazioni di pazienti si uniscono con gli scopi comuni di identificare le norme esistenti e ancora non adeguatamente implementate per migliorarne l’applicazione, costruire alleanze, promuovere il dibattito pubblico su temi economico sanitari e rivoluzionare il sistema sanitario tutto. 

 

E’ possibile coniugare riduzione della spesa e qualità del servizio? Si possono realizzare risparmi che, senza incidere sul core dell’attività, possono mantenere più o meno integro il livello degli investimenti?

E’ possibile e doveroso, aggiungerei. La chiave di volta è la Best Clinical practice, che è una attitudine che passa anche attraverso il risparmio. Il concetto di risparmio in chirurgia vascolare è più da vedere come un investimento attento ed adeguato della tipologia delle cure. 

Prendiamo ad esempio l’aneurisma dell’aorta addominale: al momento sono disponibili un trattamento tradizionale di chirurgia aperta, ovviamente più aggressivo con un certo rischio di mortalità poiché implica una anestesia generale con intubazione, l’apertura dell’addome ed una terapia intensiva postoperatoria, ma duraturo e che necessita di meno controlli nel tempo. La seconda opzione è un trattamento mininvasivo, endovascolare, che si effettua in anestesia locale attraverso dei piccoli accessi all’inguine: le complicanze immediate e la mortalità di questo tipo di intervento sono nettamente inferiori ma i controlli nel tempo sono più frequenti e a volte sono necessari interventi di “manutenzione “ delle endoprotesi impiantate.

E’ quindi ovvio che un sessantenne senza importanti fattori di rischio sia nella gran parte dei casi candidato alla prima opzione mentre un ottantenne con gravi comorbidità cardiorespiratorie meglio si gioverà di un trattamento mini invasivo.

 

Insomma, abbiamo dovuto fare nostro il concetto di medicina personalizzata, che implica scelte differenti per differenti pazienti, perché il meccanismo funzioni in maniera perfetta e senza sprechi di risorse.

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INIZIATIVA PER IL SERVIZIO SANITARIO: L’OFFICINA SANITA' ITALIA

Di Katrin Bove

Un pensatoio operativo che vede collaborare medici e istituzioni, industrie e università per contribuire concretamente allo sviluppo di un nuovo sistema salute moderno, accessibile e in grado di garantire qualità ed equilibrio finanziario. E’ Officina Sanità Italia, iniziativa promossa da Medtronic ma aperta a tutti.

Medtronic è da oltre 60 anni leader nel campo delle tecnologie medico-terapeutiche, della ricerca, dello sviluppo, della produzione e della distribuzione dei sistemi biomedicali. Presente in oltre 160 Paesi, la multinazionale statunitense conta oltre 460 sedi e 80 impianti di produzione per un totale di 90mila dipendenti con 50 centri di ricerca&innovazione e oltre 53 mila brevetti. Investe annualmente due miliardi di dollari in ricerca e 80 milioni di dollari in attività filantropiche.

In Italia fattura un miliardo con oltre 2500 addetti. Dal giugno 2010 ne è presidente e amministratore delegato Luciano Frattini.

Quali scopi si propone Officina Sanità Italia? E con quale programma vuole raggiungere i suoi obiettivi?

Officina Sanità Italia vuol contribuire in modo concreto e fattivo allo sviluppo di un nuovo sistema “Salute” ovvero un sistema moderno, accessibile e in grado di mantenere appropriatezza ed equilibrio finanziario. Claim di OSI è “idee per chi vuole costruire una sanità universale, efficace e sostenibile” e ogni parola è state scelta con cura. Il nome "Officina" vuole richiamare il concetto di lavorare su progetti concreti, magari partendo da ciò che di buono già esiste, migliorandolo. 

Officina Sanita' ha l'ambizioso obiettivo di lavorare per individuare quelle aree di intervento che rendano possibili i risparmi realizzabili spoendendo in maniera più efficace. Oggi si può calcolare un buon 20 per cento di inefficienze nel sistema sanitario, tra i 20 e i 25 miliardi di euro: riuscire a ridurre queste inefficienze anche solo di un terzo, significherebbe garantire al nostro Servizio sanitario nazionale  6/7 miliardi all’anno di risorse aggiuntive. Questo è il nostro obiettivo.

 

Quali sono gli attori di Officina Sanità Italia? E con quali ruoli?

 

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AL POLICLINICO Umberto I DI ROMA: SCOMMESSA SULLE MALATTIE RARE

Una malattia si definisce rara quando la sua prevalenza, ovvero il numero di casi presenti in un determinato momento storico e riferito ad una popolazione che viene presa in considerazione, non supera una determinata soglia. Nell’Unione Europea questa soglia è fissata allo 0,05% della popolazione, ossia 1 caso su 2.000 abitanti. 

L’Italia si attiene a tale definizione. 

La bassa prevalenza non significa però che le persone con malattia rara (MR) siano poche. Si parla infatti di un fenomeno che colpisce milioni di persone in Italia e addirittura decine di milioni in tutta Europa. Del resto, il numero di malattie rare conosciute e diagnosticate oscilla tra le 7.000 e le 8.000, ma è una cifra che cresce con l’avanzare della scienza e in particolare con i progressi della ricerca genetica. 

Infatti la maggioranza di queste malattie hanno origine genetica.

 

In Italia l’Istituto Superiore della Sanità, su indicazione del Ministero della Sanità, ha individuato, con il Decreto ministeriale 279/2001 (Regolamento di istituzione della rete nazionale delle malattie rare e di esenzione dalla partecipazione al costo delle relative prestazioni sanitarie), 583 patologie considerate rare. Non tutte le patologie a bassa prevalenza infatti presuppongono l’esonero dalla partecipazione al costo delle relative prestazioni sanitarie, ma solamente quelle presenti nell’elenco allegato al D.M. 279/2001. Il decreto prevede che siano erogate in esenzione tutte le prestazioni appropriate ed efficaci per il trattamento e il monitoraggio della malattia rara accertata e per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti. In considerazione dell’onerosità e della complessità dell’iter diagnostico per le malattie rare, l’esenzione è estesa anche ad indagini volte all'accertamento delle malattie rare ed alle indagini genetiche sui familiari dell'assistito eventualmente necessarie per la diagnosi di malattia rara di origine genetica. 

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UN ULTRA-SPECIALITÀ CLINICA: RADIOLOGIA INTERVENTISTICA

Di Maurizio Cariati*

 

La Radiologia Interventistica nasce nel 1963 a Portland, negli Stati Uniti, per l’estro di Charles Dotter, considerato il padre della branca: egli eseguì casualmente la prima dilatazione di un’arteria iliaca, senza intervento chirurgico, nel tentativo di superare una stenosi, cioè un restringimento, mediante un catetere: involontariamente effettuò così la prima angioplastica.

Il giorno successivo il paziente ringraziò Dotter, perché dopo il suo “intervento”, la claudicatio agli arti inferiori, di cui era affetto, si era risolta e pertanto riusciva a camminare senza dolore. 

La prima paziente, trattata intenzionalmente da Dotter e da Melvin Judkins, la sua assistente, nel gennaio 1964, fu Laura Shaw, una donna di 82 anni, affetta da un’ulcerazione al piede, che aveva rifiutato di sottoporsi all’intervento di amputazione; dopo l’angioplastica l’ulcera guarì e così ebbe inizio la straordinaria storia della Radiologia Interventistica.

L’origine della Radiologia interventistica italiana iniziò a Roma, nel 1972, quando venne effettuata la prima embolizzazione arteriosa in un Carabiniere, vittima di un conflitto a fuoco e giunto al pronto soccorso del Policlinico Umberto I, con un’importante emorragia intestinale. 

 

Si utilizzarono dei coaguli ottenuti dal sangue del paziente stesso, introdotti nell’arteria lesionata con un catetere; l’emorragia fu bloccata, si evitò l’intervento chirurgico e gli fu salvata la vita. 

 

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Chenot insegna il benessere

Henri Chenot
Henri Chenot

Di Renato Pedullà

 

Henri Chenot è uno dei più grandi e famosi  nutrizionisti al mondo: da più di quarant’anni studia insieme a scienziati, medici e tecnici specialisti le dinamiche del vivere sano. Chenot, nasce in un paese di poche anime a Sarrancolin, nel dipartimento degli alti Pirenei a pochi chilometri da Lourdes, da una famiglia di immigrati provenienti dalla Spagna che, nel primo periodo del Franchismo, emigrò in Francia. Ma nella  nazionalista Francia, Henri scoprì le prime forme di razzismo: a scuola era additato come il “figlio degli spagnoli”.

Henri da allora ne ha fatta di strada, è ormai noto in tutto il mondo. Anche se rifiuta la definizione di guru della dieta “Detox”, in realtà è lui uno dei primi se non il primo ad aver fatto della detossinazione, e non solo di questa, uno dei punti cardini di un corretto stile di vita. I suoi studi costanti passano, dalla medicina orientale a quella occidentale, dalla psicologia bionergetica alla naturopatia

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Earth Mother Project: agricoltura, oltre il profitto

Di Germana Loizzi

 

Una esperienza di vita oltre, e più, di un progetto economico. Un modello di business, eco-sostenibile ed equo-solidale,  interamente basato sull’economia reale con le radici ben piantate nell’agricoltura, nella terra. Una formula di successo che inizia a essere progettata oltre trentacinque anni fa. Tutto questo è alle spalle di Earth Mother Project, sottotitolo non casuale: human business project.

Un progetto in grado di tutelare i capitali e, nel contempo, portare al raggiungimento degli obiettivi di business, salvaguardando il pianeta e la popolazione. Un progetto che fin da subito si è discostato e via via sempre più allontanato da algoritmi e alchimie finanziarie varie, che hanno, tra l’altro, condotto alla crisi scoppiata nel 2008 e contribuiscono a non farcene uscire.

L’analisi dello stato di salute socio-economico mondiale ha condotto un gruppo di partner, guidati dal dottor Alessandro Pitzianti, a investire nel settore agricolo. Più in dettaglio, a studiare e a realizzare un’attività che si occupi di materie prime e della loro trasformazione in prodotti finiti ponendo in evidenza il benessere dei consumatori. E’ nato così Earth Mother Project. Un progetto “for profit” con il modello operativo  del “no profit”. 

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Terapia preventiva: SPORT UGUALE SALUTE

Giuseppe Capua
Giuseppe Capua

Di Giuseppe Capua*

 

Praticare un’attività sportiva è fondamentale per la tutela della salute. Il movimento e ancora meglio l’allenamento, sono considerati dalla stessa Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) una vera e propria terapia preventiva. Una sana e periodica attività fisica irrobustisce il cuore recando giovamento a tutto il sistema cardio-vascolare; rafforza muscoli ossa e in generale tutto l’apparato locomotore; migliora l’efficienza del nostro sistema immunitario; previene e riduce diabete, ansia e stress. 

Le persone attive vivono più a lungo e in età avanzata sono più autosufficienti e mentalmente più in forma. Una persona adulta dovrebbe fare almeno due ore e mezzo a settimana di attività fisica a intensità media, o in alternativa un’ora e un quarto di movimento a intensità elevata. L’attività fisica ha, inoltre, un effetto benefico sul benessere psichico e sulla qualità della vita, poiché lo sport rappresenta un elemento di fondamentale importanza anche all’interno del contesto sociale. In un periodo storico nel quale molti ragazzi distruggono la loro esistenza cercando accanitamente lo ‘sballo’, occorre porsi in netto contrasto con droga, alcool e fenomeni devianti come il bullismo. Lo sport, in questo senso, può e deve assumere un ruolo rilevante nella vita dei giovani, fungere da deterrente per chi cerca una scarica di adrenalina al di fuori delle regole. 

 

Sono convinto che, anche attraverso le varie attività sportive, possiamo formare cittadini migliori nel rispetto di sé e degli altri. A tal fine lo sport dovrebbe essere un valore da salvaguardare e allo stesso tempo da promuovere. Sarebbe importante configurare il sistema sportivo come sistema aperto, promuovendo attività multidisciplinari secondo una logica non strettamente riconducibile al primato del risultato e infrangere quella barriera di incomunicabilità che troppo spesso si innalza tra gli individui che abitano in una grande metropoli come Roma. Come medico e presidente della Commissione ministeriale ‘Vigilanza e controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive’, ritengo che lo sport sia indispensabile per prevenire forme di devianza connesse, come accennavo prima, all’abuso di droghe e alcool, ma anche per mettere un freno a problematiche legate al doping e al bullismo, questioni che interessano prevalentemente i giovani e che pongono dei seri punti interrogativi sul futuro delle nuove generazioni. Parlavamo prima dei benefici che può arrecare al nostro organismo l’attività sportiva, ma quando si compete ad alti livelli, la tentazione di ricorrere al cosiddetto ‘aiutino’ può essere molto alta. Tale pratica, tra l’altro, si sta diffondendo anche a livello amatoriale. Ecco allora che lo sport, da importante strumento di prevenzione, si trasforma artificiosamente in qualcosa di molto pericoloso per il nostro corpo. 

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Pet therapy, un animale per amico

 

Di Katrin Bove

Nella pacatezza dello sguardo degli animali parla ancora la saggezza della natura (A. Schopenhauer). Gli animali trasmettono con un linguaggio semplice e diretto emozioni, stimolano il sorriso, invitano al gioco e incontrano l’uomo con gioia e genuinità. Questa l’essenza della pet therapy. Tale espressione inglese venne utilizzata per la prima volta negli anni sessanta dal neuropsichiatra infantile Boris Levinson per indicare l’impiego dell’animale da compagnia per scopi terapeutici. Levinson intuì che la presenza di un animale all’interno di uno schema terapeutico classico poteva, in certi casi, favorire il processo di guarigione.

 

Il feeling emotivo che instaura la presenza dell’animale crea il contesto ideale, fatto di fiducia e serenità, che agevola l'intervento terapeutico.

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Noci, mandorle e arachidi salvavita

Di Nicola Bartolini Carrassi

 

Forse alcuni di voi, più attenti alla salute e alla prevenzione, hanno già inserito nella propria dieta frutta secca come noci e mandorle. Dalla dieta a zona, ai consigli della fondazione Veronesi, all’esempio del grande Indro Montanelli, (che la usava per combattere la depressione), la frutta secca ha a mano a mano conquistato un ruolo fondamentale nella nutriceutica. Ora dall’Olanda arriva una nuova, ennesima ricerca, pubblicata dal International Journal of Epidemiology, che oltre a confermare i benefici di mandorle e noci, si è focalizzata sulle giuste quantità da assumere. I ricercatori olandesi hanno seguito 120.000 adulti di età compresa tra i 55 e i 69 anni - ricordiamo che inserire frutta secca è una salubre abitudine a tutte le età - come parte di uno studio più ricco e allargato. Dai risultati clinici si evince che un consumo di noci quotidiano sembra offrire protezione dalle principali cause di morte. E’ emerso che sia gli uomini, sia le donne che consumano giornalmente 10 grammi di noci hanno meno probabilità di morire di cancro, diabete, malattie cardiache. Un ruolo fondamentale dichiara Piet van den Brandt, PhD, epidemiologo e professore presso l'Università di Maastricht, nei Paesi Bassi che può aiutare ad alimentarsi meglio e con benefici a breve e lungo termine.

Rispetto a chi non ha consumato 10 grammi di noci/die chi lo ha fatto è risultato avere il 23% di probabilità di morire per cause varie (riferito a patologie); il 17% di probabilità in meno di morire per malattie cardiache, il 21% in meno di possibilità di morire per cancro, il 30% in meno di possibilità di morire per diabete, il 47% (!!) in meno di possibilità di morire per malattie neurovegetative. Mangiare più grammi non è risultato influenzare queste percentuali. Anche le semplici e ‘povere’ arachidi (non tostate e non salate), hanno dimostrato di essere un buon alimento.

 

 

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