Le cave di Carrara: lavoro & turismo

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Il possesso del territorio: Italia provincia cinese

Enrico Rossi
Enrico Rossi

Di Piero Gherardeschi

 

In principio fu una marea silenziosa, quasi invisibile, pronta a costruirsi un terreno fertile sul quale poter costruire le proprie fortune economiche. Dapprima  decine, poi centinaia di piccole aziende che attecchivano in scantinati e garage della periferia, poi l'insediamento deciso e irreversibile in zone-quartiere che sono diventate off-limits per chiunque. E poi la "presa", certo con l'interessato consenso di chi vedeva in tutto ciò un bell'affare, di aree produttive strategiche.

Signori, benvenuti nelle Chinatown italiane: a Prato, all'Osmannoro fiorentino, ma anche a Milano, Napoli e Roma.

La tecnica di presa di possesso del territorio,  negli anni, non è mai cambiata troppo, spesso attecchita su una politica, quella italiana, pronta a girare lo sguardo altrove o ad evitare, nel migliore dei casi, scontri troppo accesi con una comunità che all'integrazione ha guardato da subito con sospetto.

Ma quella marea silenziosa, che confinua a produrre reddito a nero per miliardi all'anno, condizioni di vita, spesso inumane, e luoghi di lavoro senza un minimo di sicurezza, ha cominciato a mostrare un volto più aggressivo che ha avuto recentemente negli scontri all'Osmannoro, periferia di Firenze, un campanello d'allarme pericoloso.

 

È stato sufficiente  un controllo da parte di operatori dell'Asl per trasformare un'operazione di routine, in un faccia a faccia violento anche per le abitudine della troppo tollerante Toscana. Ne sono usciti fuori feriti e arresti e soprattutto una bandiera della Repubblica popolare cinese a simboleggiare la "presa" del territorio, diventato un sorta di "zona franca" entro la quale le regole rischiano di non essere più quelle dettate dalla legge italiana.

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Confapi Matera: internazionalizzazione

Franco Stella
Franco Stella

 L’internazionalizzazione come volano dell’economia o come ancora di salvataggio delle imprese locali. Comunque la si veda, l’internazionalizzazione è una carta vincente su cui Confapi Matera e le sue imprese continuano a puntare, in mancanza di una ripresa consolidata della domanda interna, ma anche in via generale.

L’argomento è stato oggetto di un incontro con l’avv. Maria Teresa Napolitano e il Direttore Generale di Confapi, Massimo Amorosini, esperti, tra l’altro, di internazionalizzazione delle imprese.

Di fronte a circa 80 imprenditori si è discusso della possibilità per le imprese locali di acquisire lavori di costruzione di infrastrutture o di realizzare operazioni di business all’estero in diversi Paesi, tra cui spiccano i c.d. Paesi emergenti.

Franco Stella, direttore di Confapi Matera e organizzatore dell’evento, punta sullo Studio Legale Napolitano per cogliere le opportunità di lavoro in ambito internazionale per le imprese associate.

“L’internazionalizzazione è una leva strategica per molte piccole e medie imprese e i professionisti cui ci siamo rivolti sono in grado di esplorare il potenziale esistente sul mercato globale e creare sinergie di processi produttivi, di marketing e vendita, accedendo anche alle risorse finanziarie necessarie”, commenta Stella.

“L’avv. Maria Teresa Napolitano, oltre a occuparsi di diritto societario e diritto penale, ha sviluppato una grande esperienza in materia di internazionalizzazione delle imprese, assistendo aziende italiane in operazioni all’estero e aziende estere che hanno deciso di investire in Italia”.

“Nell’incontro organizzato a Matera – prosegue il direttore dell’Associazione - sono state quindi approfondite le opportunità di lavoro in ambito internazionale per le imprese di Confapi cui sarà fornita assistenza e consulenza in relazione a investimenti esteri diretti (mediante acquisizione di società locali e joint-venture con partner locali) e, più in generale, in relazione a progetti di espansione commerciale in diverse aree geografiche, come gli Stati Uniti, il Sud Africa, la Turchia, il Bahrein, il Qatar, l’Oman, la Tunisia, l’Algeria, il Ghana, il Mozambico e il Kenia”.

“Il piatto forte, tuttavia, consiste nella possibilità di acquisire commesse per partecipare alla costruzione di grandi opere infrastrutturali all’estero, con l’assistenza e la consulenza nelle varie fasi dell’investimento ad opera di Confapi e dello Studio Legale Napolitano”.

Ma perché uno studio legale e non, per esempio, un export manager o simili? “In realtà – precisa il direttore di Confapi Matera – l’avv. Napolitano oltre a essere un consulente legale con conoscenza delle legislazioni di tanti Paesi, è n grado di sviluppare relazioni con interlocutori locali, istituzionali e privati, di realizzare accordi di cooperazione e stipulare contratti, di ottenere finanziamenti; in una parola, è una miniera di relazioni e di contatti. Ministri e capi di governo si affidano a lei per trovare imprese in grado di soddisfare le richieste dei loro Paesi, che si tratti di costruire opere o di fornire beni. E le nostre imprese sono in grado di farlo, anche se hanno bisogno di aggregarsi, di mettersi insieme per reggere il peso di commesse importanti”.

 

“Ovviamente – conclude Franco Stella – non è sufficiente acquisire un lavoro, ma occorre anche fornire un’assistenza specifica sulle principali implicazioni che possono derivare dall’intrapresa di un percorso di internazionalizzazione, assistenza fiscale, contrattuale, doganale, eccetera. Qui interviene il professionista legale”.                                       

(Re.NF)

 

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Ripresa del mezzogiorno: la ricetta della Confapi

Di Franco Solimando* 


Segnali di speranza cominciano ad arrivare anche dal Mezzogiorno. Dopo sette anni di crolli, il Prodotto interno lordo pare destinato a invertire la tendenza negativa. Dal generale al particolare. Anche dalla provincia di Matera arrivano buone notizie, soprattutto sul fronte dell’export e della internazionalizzazione delle micro, piccole e medie imprese. 

Agroalimentare in testa, ma anche mobile imbottito, Ict, meccanica, chimica e plastica, logistica, automotive, Made in Italy nel suo complesso, sono i settori in crescita grazie non solo al mini-euro, ma anche alla ripresa di mercati extra Ue, come gli Stati Uniti, e alla capacità di innovarsi di tanti piccoli imprenditori che hanno investito negli anni di crisi e che adesso mettono a frutto i risultati. 

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BCC di Roma: differenti per qualità.

A seguito della grande crisi dapprima finanziaria e poi anche economica avviatasi nel 2008, sono stati attuati nuovi interventi normativi volti a dare stabilità al sistema bancario, in particolare in Europa.  

Particolare attenzione è stata rivolta alla tutela dei depositi e degli investimenti della clientela per evitare il peso di eventuali crisi sullo Stato: da qui il rafforzamento della solidità patrimoniale delle banche, secondo i requisiti comunitari di Basilea III, e la nascita dell’Unione Bancaria Europea, con l’introduzione di  criteri uniformi in materia di vigilanza,  risoluzione delle crisi  e finanziamento delle  banche dell'Eurozona.

Lo scorso 4 novembre ha iniziato ad operare il Meccanismo di vigilanza unico sulle banche dell’area euro, il prossimo anno entrerà in funzione il Meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie. La nuova normativa introduce un approccio del tutto nuovo alla risoluzione delle crisi bancarie, il cosiddetto bail-in (salvataggio dall’interno), in base al quale le risorse per far fronte alle crisi vanno trovate in primo luogo fra gli azionisti e i creditori dell’intermediario, in modo da contenere i costi per i contribuenti. L’obiettivo è di accrescere la disciplina di mercato ed evitare forme di sussidio, anche indiretto, da parte degli Stati. In estrema sintesi, se le banche andranno male, non le salverà lo Stato, ma ne risponderanno in primo luogo gli azionisti e, subordinatamente, rischiano anche i depositanti per importi superiori a 100 mila euro.

Questa la situazione attuale, nella quale i clienti devono tenere ben chiaro che le banche non sono tutte uguali: devono essere solide ed in grado di dimostrarlo secondo precisi indicatori validi per tutte, comprensibili e resi pubblici. 

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INCHIESTA: Immobili? Più flessibilità.   Il calvario della casa


Di Pietro Romano


Via la Tasi sulla prima casa a partire dal 2016. L’ha promesso il premier Matteo Renzi. Al suo annuncio hanno esultato i circa venti milioni di proprietari e le loro associazioni. Eppure, mediamente, risparmieranno tra i 183 euro annui in provincia e i 230 nei capoluoghi, eccezion fatta per i limitati possessori di ville, palazzi e castelli.

La casa è da sempre un argomento sensibile nel nostro Paese. Oltre al record di proprietari è soprattutto significativa la concentrazione di investimenti in immobili (quasi l’80 per cento del totale) nelle ricchezze delle famiglie italiane. Intervenire sulla imposizione, quindi, può spostare con facilità (e relativa scarsa spesa) simpatie politiche in abbondanza. 

Se si volesse cominciare a intervenire sulle storture fiscali nazionale, però, sarebbe meglio guardare altrove. L’Ocse ha rilevato che la tassazione sulla casa pone l’Italia al nono posto tra i Paesi avanzati con un prelievo medio sul patrimonio pari al 2,6 per cento del prodotto interno lordo, in una posizione intermedia tra i fortunati proprietari dell’Estonia (0,3 per cento del Pil) e i meno fortunati proprietari britannici: nel Regno Unito il prelievo complessivo è il più alto dell’Ocse e si situa al 4,2 per cento del Pil. Eppure, a leggere le cronache del “Financial Times”, non si scoprono mai proteste rumorose e richieste pressanti di riduzione della tassazione immobiliare. La resa dell’investimento oltre Manica evidentemente compensa il prelievo.

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ASTM: un 2014 soddisfacente

Alberto Sacchi, Ad ASTM
Alberto Sacchi, Ad ASTM

Astm chiude un 2014 più che soddisfacente, caratterizzato da numerose prestazioni positive - Il volume d’affari si espande grazie alla crescita del traffico e agli incrementi tariffari - Il risultato netto evidenzia un progresso dell’utile che sfiora i 100 milioni di euro - Miglioramenti sul fronte dell’efficienza operativa con il margine operativo lordo e l’ebitda margin entrambi in aumento.



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DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA: UN MERCATO DI VALORI

Di Vladi Lumia

L’enciclica “Caritas in Veritate” e l’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” indicano un percorso per un rinnovato sistema economico e finanziario. In particolare, l’Esortazione Apostolica  sottolinea la necessità di proporre soluzioni concrete e non solo analisi teoriche. Il richiamo all’etica nell’economia e nella finanza  è costante e sembrerebbe sufficiente per costruire un sistema  migliore e più equo. Personalmente ritengo che il riferimento all’etica, per quanto necessario come dimensione antropologica, debba essere adeguatamente interpretato. Infatti la parola “etica” non ha valore assiomatico e univoco. Ogni cultura possiede una diversa concezione del concetto di etica e il problema sono i fondamenti dell’etica stessa.

 

È del tutto evidente che un’etica laica, o atea, sia diversa da un’etica religiosa e la diversità emerge anche tra le stesse religioni e/o filosofie. In questo contesto, l’etica cattolica rappresenta il nostro punto di riferimento, nel quale anche da parte dei non cattolici è possibile trovare moltissimi elementi condivisibili e propedeutici alla costruzione del sistema economico conforme alla Dottrina sociale della Chiesa (Dsc), il cui nucleo è la giustizia sociale. Una giustizia sociale rispetto alla quale, nella realtà storica attuale, esiste una profonda contraddizione tra i valori enunciati nelle costituzioni dei Paesi occidentali (che hanno avuto origine dallo spirito del liberalismo classico) e il risultato prodotto dall’insieme delle leggi e delle norme che dovrebbero essere coerenti con lo spirito e le norme delle stesse costituzioni. 

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