Paola Santarelli, imprenditrice. Il bello degli affari

Di Angelo Bucarelli


Paola Santarelli, imprenditrice nel settore delle costruzioni come da tradizione familiare paterna e materna, laureata in Economia e Commercio, ha ricevuto diversi riconoscimenti per essersi distinta nella sua attività e il 2 giugno 2010 il presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza di cavaliere del lavoro. Dopo la scomparsa di suo padre nel 1999 ha preso in mano le redini dell’azienda di famiglia…

Ambedue le famiglie di origine, paterna e materna operavano nel settore delle costruzioni, private mio padre, pubbliche mia madre. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con mio padre che mi ha stimolato ad avvicinarmi fattivamente al mondo del lavoro. Cosi appena laureata, a 22 anni, mi sono gettata con determinazione nella nostra attività.

Ma come ha affrontato un mondo tradizionalmente e decisamente maschile, se non maschilista, come il comparto delle costruzioni?

Beh, fossi stato un ragazzo, sarebbe stato più facile. All’ inizio ho pagato lo scotto di essere una giovane donna e, perdipiù,  figlia di famiglia, ma presto ho raggiunto la parità e sono riuscita a farmi prendere sul serio. Ho cominciato a lavorare con mio padre già prima di laurearmi e, quindi, ho potuto continuare il suo lavoro e anche ampliarlo e adeguarlo per mantenerne lo sviluppo.


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LA STRATEGIA EUROPEA DI FINCANTIERI: BONO PUNTA ALL’AIRBUS DEI MARI

Di Pietro Romano

 

Sembra vicina alla realizzazione la strategia che Giuseppe Bono persegue da lungo tempo. Fincantieri è a un passo dall’acquisizione di una quota significativa e maggioritaria di STX France, i cantieri di Saint-Nazaire controllati dalla STX Offshore&Shipbuildingh, società coreana in amministrazione controllata dopo un crac pluri-miliardario. E, di conseguenza, a un passo dalla creazione del polo europeo dei cantieri navali. Una sorta di “Airbus dei mari”, sulla falsariga dell’alleanza franco-tedesco-spagnola sugli aerei ma, nel caso delle navi, a guida italiana, un’intesa grande a sufficienza da mettere al riparo le conoscenze tecnologiche europee in campo navale nel settore civile e anche militare. Altrimenti? “L’Europa sparisce e sparisce anche ogni possibilità di crescita”, come lo stesso amministratore delegato di Fincantieri ha sottolineato di recente nel corso di un convegno sulla cantieristica navale organizzato dal Cesi (Centro studi internazionali). Dove Bono ha anche tenuto a precisare che “la crescita economica dev’essere sostenuta da idee, coraggio, capacità d’investire, non solo dal denaro e nel settore navale è indispensabile rafforzarsi per competere nel mondo”.

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BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA: LA FORZA DEI NOSTRI NUMERI

Mauro Pastore
Mauro Pastore

Di Katrin Bove

 

Intervista al Direttore Generale della Banca di Credito Cooperativo di Roma Mauro Pastore: “Ci confermiamo Banca solida, patrimonializzata e punto di riferimento per i territori in cui operiamo. La riforma del Credito Cooperativo ci vede entrare nel nuovo Gruppo come prima BCC italiana e al vertice tra le banche medie in generale”

 

Il 2016 è stato un anno da dimenticare per il sistema bancario italiano. E per la BCC di Roma?

In effetti il 2016 è iniziato in modo critico per le banche, con i timori legati al bail in, che alla fine del 2015 aveva interessato quattro medi istituti  colpendo i risparmi di tanti clienti, e le paure delle persone  sulla solidità degli intermediari. L’anno però è terminato bene, con la decisione del Governo di stanziare 20 miliardi per ricapitalizzare e garantire la liquidità delle banche in crisi e il rinvio del completamento del sistema di regole predisposto dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, conosciuto come Basilea 4, che, secondo le stime della Federazione bancaria europea,  costerebbe di ricapitalizzazioni supplementari per il sistema europeo 860 miliardi. Per quanto ci riguarda i numeri relativi al 2016 evidenziano la nostra ulteriore crescita. Secondo i dati di preconsuntivo, la raccolta diretta è aumentata del 4,2% a 9,5 miliardi di euro mentre la raccolta totale è cresciuta del 2,5% a 11,3 miliardi; gli impieghi hanno superato i 7 miliardi con un incremento del 3,3% a fronte dello 0,5% del sistema bancario. I crediti deteriorati sono sotto controllo. Dal lato economico i margini risultano soddisfacenti. Pur con costi operativi in aumento, per l’incremento delle agenzie e del personale determinato dalle recenti acquisizioni e incorporazioni, il risultato è positivo. Ci confermiamo dunque banca solida, patrimonializzata e punto di riferimento per i territori in cui operiamo, soprattutto in riferimento a famiglie e piccole imprese.

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LE CONTRADDIZIONI DELLA CITTÀ: FIORENTINI “PIAGNONI”

Di Marcello Mancini

 

Quanti hanno visto in tv la saga dei Medici - anche il film di Dan Brown, Inferno -  si sono fatti l'idea che i fiorentini siano un popolo di cospiratori, traditori, calcolatori, corrotti e cinici. Il peggio del peggio.

A star dietro alle denunce di fra Girolamo Savonarola, il monaco che nel Quattrocento predicava contro il degrado dei costumi proprio della famiglia Medici e dell'edonismo rinascimentale, e per  questo fu bruciato in piazza della  Signoria, Firenze si porta dietro quel marchio, che distingue una città ambiziosa, che s'infischia della moralità pubblica e si dedica alla ricerca della ricchezza e del benessere.

Da un lato, quindi, la dissolutezza del potere, dall'altro la mortificazione del popolo semplice, degli arrabbiati che denunciano e si lamentano. Caratteristica, anche questa, rimasta addosso ai fiorentini, dal tempo rinascimentale, quando i seguaci di Savonarola venivano per l'appunto chiamati  "piagnoni". La Storia dilata l'anima  di un popolo, la lente del tempo aiuta a capire ma allo stesso tempo distorce l'immagine sulla quale si sovrappongono le letture delle generazioni passate. Quindi anche le caratteristiche affilate dei fiorentini di sei secoli fa, sono diventate più dolci  benché conservino le asprezze di un carattere inimitabile.

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Premiate le strategie: SAFE BAG INIZIA A DECOLLARE

La società fondata da Rudolph Gentile chiude un primo semestre 2016 estremamente soddisfacente con fatturato consolidato, Ebit ed Ebitda in crescita; le proiezioni a fine 2016 vedono numeri altrettanto positivi. I risultati stanno premiando la strategia del gruppo, che negli ultimi mesi ha implementato con successo importanti ristrutturazioni sul piano dei costi e delle attività non profittevoli, la ridefinizione e il rinnovo delle concessioni con gli aeroporti chiave e una intensa attività di sviluppo di nuovi prodotti e servizi. Insomma, dopo una intensa e laboriosa fase di rullaggio iniziata nel 2014, Safe Bag inizia a decollare.

Safe Bag è una delle prime società a proporre il servizio di protezione bagagli in aeroporto (si, quelli che mettono la plastica attorno alle valige, ma che offrono anche assicurazione accessori, servizi di spedizione e deposito ecc. ). Fondata nel 1997 da Rudolph Gentile, ancora oggi Presidente del gruppo, leader in Europa nel campo della protezione dei bagagli, Safe Bag rappresenta un modello per tutte le aziende di riferimento sia sul piano qualitativo che dell’innovazione. Non a caso, sono loro ad avere introdotto il “concept store” del viaggiatore, il servizio di garanzia accessoria e la tracciabilità del bagaglio.

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I CAMBIAMENTI NELLE IMPRESE BILANCI, NON SOLO NUMERI

Di Ornella Cilona

 

E' vera gloria? Come Alessandro Manzoni con Napoleone, investitori e amministratori delegati si chiedono se la norma comunitaria sui bilanci sociali sia  un fuoco di paglia o rappresenti un grande cambiamento. Dal primo gennaio del prossimo anno, tutte le maggiori imprese quotate in Borsa, le banche e le assicurazioni con sede nel Vecchio Continente dovranno pubblicare informazioni di natura sociale e ambientale, così come prevede la Direttiva europea 95 del 2014. Il cammino di questa norma è stato accidentato. Nell’ottobre 2011 la Commissione Ue pubblica una Comunicazione che delinea la strategia comunitaria in materia di responsabilità sociale, riconoscendo per la prima volta che la materia dev’essere regolamentata: le iniziative volontarie delle imprese non bastano

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Grande impulso dai CROCIERISTI: La Spezia, il fronte del porto

Di Franco Antola

 

E' una città che sta cambiando lentamente pelle, dal punto di vista urbanistico ed economico, ma non solo. Negli ultimi anni La Spezia sembra aver finalmente acquisito più consapevolezza delle proprie risorse, soprattutto quelle ambientali e culturali, che si è sforzata di migliorare, promuovere  e farne uno dei punti di forza della propria economia turistica. La strada da fare però è ancora lunga; la crisi, qui come altrove, ha colpito duro, ma è un fatto che la città sta cominciando a cogliere i primi frutti di questa inversione di tendenza.

Un ruolo decisivo lo ha giocato il porto, sia sul fronte della movimentazione di merci e container, sia su quello crocieristico, che si avvia a diventare una delle voci più importanti del "fatturato" della città e della provincia. Non senza critiche, ripensamenti e battute di arresto.

L'idea di sottrarre spazio alla tradizionale attività portuale, fatta di merci e container, a suo tempo ha incontrato molte resistenze, soprattutto da parte dei terminalisti, poco disposti a cedere spazio alle navi da crociera, spostando in altre aree portuali le proprie gru e il resto delle strutture per la movimentazione delle merci. L'Autorità portuale ha comunque vinto la battaglia, soprattutto sotto la spinta del suo attuale presidente Lorenzo Forcieri, che ha portato l'approdo dei colossi di Costa, Msc, e Royal Caribbean al molo Garibaldi, sfrattando le gru.

È arrivata anche la nuova stazione marittima (provvisoria), requisito strutturale indispensabile per lo sbarco dei crocieristi. Un flusso in continua crescita, attualmente attestato sui seicentomila passeggeri movimentati in un anno, con positive ricadute sull'economia cittadina e provinciale.

 

Ne parliamo con il presidente dell'Authority, Lorenzo Forcieri, già senatore, sottosegretario, oltre he sindaco di Sarzana.

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Fincantieri sull’onda: rotta sull’Australia

Di Katrin Bove

Un nuovo mercato potrebbe schiudersi per la produzione militare di Fincantieri. Il gigante navalmeccanico italiano guidato da Giuseppe Bono ha infatti firmato un contratto con il governo dell’Australia per partecipare alla selezione per la costruzione di nove fregate di nuova generazione. 

Fincantieri è uno dei tre costruttori mondiali scelti nella scorsa primavera dal Capability and Sustainment Group, l’ente del Dipartimento della difesa di Canberra, per partecipare al processo di valutazione e selezione destinato a durare circa un anno, e che condurrà all’aggiudicazione della commessa. Gli altri due player concorrenti sono Bae Systsems e Navantia. Fincantieri si propone con un progetto derivato dell’esperienza già accumulata dalle sue fregate Fremm in versione anti-sommergibile in forza  alla Marina militare italiana.

 

Questa è il partner di riferimento di Fincantieri, ma anche in campo militare come in altri settori, a cominciare dalle navi da crociera in cui il gruppo con sede a Trieste è un operatore mondiale di assoluto riferimento per le tecnologie all’avanguardia, la gamma tipologica offerta (navi da superficie, navi speciali, sommergibili), la qualità largamente sperimentata, l’assistenza offerta alla clientela. E’ una realtà articolata e coesa nella quale le soluzioni derivate dalle attività sviluppate in ambito sia civile sia militare si integrano sinergicamente in una perfetta logica duale e consentono di sviluppare prodotti avanzati e innovativi, garantendo tempi di produzione che rafforzano il vantaggio competitivo dell’azienda.

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IL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI: RIFORMA TRA LUCI E OMBRE

Di Franco Solimando*

La coda del 2015, infatti, ha visto un leggero aumento dei bandi per mandare in gara le opere programmate con la disciplina del vecchio codice degli appalti, dal mese di aprile di quest’anno sostituito dalle nuove norme.

Il settore edile ha perso in questi anni di crisi il 30% del suo valore in termini di produzione, con percentuali ancora maggiori in termini di posti di lavoro. Un intero patrimonio di professionalità disperso e compromesso.

Gli operatori contano molto sul fatto che le nuove norme aiutino in un certo qual modo la ripresa, accorciando i tempi lunghissimi che occorrono per cantierizzare le opere e per realizzarle, evitando le distorsioni del mercato, combattendo la corruzione e tutelando maggiormente le pmi e i subappaltatori. Tuttavia, da aprile a oggi gli appalti sono calati di oltre il 50% perché, in attesa del nuovo sistema c.d. di soft law dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che sostituirà a poco a poco il regolamento del vecchio codice, le amministrazioni locali stentano a recepire le novità della riforma, a mandare in gara solo progetti esecutivi, a qualificarsi come stazioni appaltanti con l’ANAC, e intanto chiedono un periodo transitorio tra i due regimi normativi che però non sarà concesso.

 

Siamo costretti nel letto di Procuste, ristretti tra le nuove norme in vigore e molti piccoli comuni che non sono ancora pronti per applicarle. Il risultato è una grande confusione nei bandi di gara, con “copia e incolla” dal vecchio codice che, tuttavia, non compaiono più nel nuovo.

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La svolta di fincantieri: sulla cresta dell’onda

Firma del contratto con il Quatar
Firma del contratto con il Quatar

Per Fincantieri il 2016 si va profilando sempre di più come l’anno della svolta. C’era da archiviare un 2015 da dimenticare (per i riflessi della gravissima crisi mondiale, che non ha risparmiato la cantieristica), ma che comunque aveva segnato due record: per ordini acquisiti e per carico di lavoro complessivo. La missione sembra coronata da successo.

Con il passare dei mesi si confermano le stime – positive, molto positive - rese note dall’amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Bono, alla fine di marzo, presentando il Piano industriale 2016/2020. Stime che prevedono per il 2016 la crescita di ricavi del 4/6 per cento e dell’Ebidta Margin pari al 5 per cento e un risultato netto positivo ante proventi e oneri straordinari. Ancora migliori gli obiettivi del Piano industriale con previsioni di crescita media annua di circa il 10 per cento dei ricavi, aumento dell’Ebidta  in tutti i settori di attività, significativa generazione di cassa da utilizzare per investimenti, riduzione dell’indebitamento e distribuzione di dividendi, prevista a partire dal 2017. Del resto, i resoconti intermedi di gestione per l’anno in corso confermano l’avvenuta inversione di tendenza.

A rappresentare il simbolo di questa svolta è, senza dubbio, l’accordo firmato a metà giugno da Fincantieri con il ministero della Difesa del Qatar per l’affidamento della realizzazione di sette unità navali di nuova generazione. Una operazione che per il gruppo italiano vale quasi quattro miliardi di euro e diversi anni di lavoro. Fincantieri ha prevalso su altri costruttori di navi militari dall’eccellente tradizione, primi fra tutti i cantieri francesi, grazie a un’offerta ritenuta più conveniente tanto nel rapporto costo/efficacia quanto sul futuro sostegno logistico. Sia pure importantissimo di per sé, però, il contratto del Qatar non è che un tassello del mosaico rappresentativo del primo semestre dell’esercizio appena concluso. 

Di portata parimenti storica, a esempio, è la finalizzazione dei contratti per la costruzione di cinque navi passeggeri di prossima generazione per la Carnival Corporation, la più grande compagnia crocieristica al mondo, dal valore complessivo di circa tre miliardi di euro. Sono contratti che discendono dall’accordo quadro tra Fincantieri e Carnival Corporation del marzo 2015 e dal Memorandum of agreement di fine anno. Un accordo che permetterà ai due gruppi di sviluppare nuovi progetti per un mercato, quello crocieristico, previsto in grande spolvero. E che, nel contempo, garantisce a sua volta enormi ricadute sul sistema produttivo italiano.

 

Fincantieri, infatti, è un nome di tutto rispetto già di suo, che ne fa uno dei più importanti complessi cantieristici al mondo e, senz’altro, il primo per innovazione e diversificazione. E’ leader nella progettazione e la costruzione di navi da crociera. All’avanguardia in tutti i settori della navalmeccanica ad alta tecnologia: dalle navi militari all’offshore, dalle imbarcazioni speciali ai traghetti a elevata complessità e ai mega-yacht. Operatore di riferimento nelle riparazioni e nelle trasformazioni navali, nella produzione di sistemi e di componenti, nell’offerta di servizi post-vendita. In 230 anni di storia, ha costruito oltre 7mila navi.

 

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A mali estremi, estremi rimedi.

Di Pietro Romano

A otto anni dallo scoppio della crisi finanziaria, poi diventata economica, mondiale l’unica certezza è che tutte le certezze sono sparite.

Il capitalismo attraversa una crisi profonda ma non è emersa nessun’alternativa credibile. Emergono invece qua e là analisi, teorie, proposte con spunti interessanti e trovate perlomeno discutibili. La ripresa, concordano gli economisti, si deve fondare sulla innovazione e gli investimenti. E’ difficile, però, che possa fondarsi sulla diffusione globale dell’uso di Twitter più sofisticati o con la realizzazioni di automobili volanti.

L’americano Robert Gordon (docente alla Northwestern University, di suo è appena arrivato nelle librerie “The Rise and the Fall of American Growth”) sostiene che, essendo stata soddisfatta la gran parte dei bisogni umani dalle invenzioni del passato, c’è meno posto per invenzioni tanto radicali quanto utili e lo spazio rimane per invenzioni ancora più radicali ma dalla dubbia utilità, di fatto incapaci di trasformarsi in autentico volano di sviluppo. Da qui il suo allarme: “Siamo di fronte al rischio di una stagnazione secolare”.

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